Fu un rapido istante,
le sue risate tese come pelli di tamburo,
le sue parole ratte si accavallano le une sulle altre,
come le telefonate, i messaggi
e la tensione a spasimo per mantenere la veglia.
Ma la luna dietro la grande nube nera sul porto
occhieggiava gli alti alberi delle barche
e gettava un tenue magnetismo su noi.
Io nella mia calma contemplativa
mi concentravo solo sui suoi occhi
e tutto tornava limpido, chiaro e profondo
come un mare di stelle
che le nubi non potevano nascondere
in quel riflesso che non si può descrivere
ma solo contemplare.
E le labbra vermiglie che si muovevano tese e veloci
erano come i carichi di frutta rossa e carnosa
che le navi scaricavano nel porto.
Ogni tanto una fragola rotolava via dalle casse
lasciando una scia vermiglia e voluttuosa
che chiunque voleva baciare leccare
ma nessuno si osava
e man mano il sole la asciugava.
Stefano Bassi