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lunedì 6 luglio 2009

Dark Pools


Pubblico "un articolo tecnico" inviatomi da A., un mio lettore che non desidera firmare il suo pezzo.
E' un interessante approfondimento sull'oscuro meccanismo delle Dark Pools of liquidity con il quale sempre più spesso s'influenzano gli indici, spesso con movimenti anomali e repentini.
E' sicuramente un argomento da approfondire.
Buona lettura e grazie ancora ad A.

vedi anche
Wall Street's Secretive and Dangerous Dark Pools
e ancora ALGORITMI, MANI FORTI O MERCATO PILOTATO?

autore: A.
Il meccanismo con cui viene determinato il prezzo di un qualsiasi oggetto scambiato al NYSE è piuttosto complicato e ostico.
Tre sono i principali attori che partecipano alla formazione del prezzo e allo scambio di quote:
- I Designed Market Markers (DMMs), il cui compito principale è fornire sempre al mercato proposte consistenti, pubblicando bid e ask, per una certa percentuale di tempo, facilitando la formazione del prezzo in apertura, chiusura e nel caso di sbilanciamenti significativi;
- I brokers (TFB, Trading Floor Brokers) che sono fisicamente presenti sul NYSE Trading Floor con strumenti di information tecnologies e algoritmici che offrono ai clienti benefici in flessibilità, giudizio, automazione e anonimità con un minimo impatto sul mercato;
- I Supplemental Liquidity Providers (SLPs) che adottano meccanismi computerizzati per fornire liquidità al NYSE e che si caratterizzano per gli altissimi volumi trattati.

I compiti di ciascuno sono severamente definiti e separati e, in teoria, l’uno non dovrebbe svolgere le funzioni dell’altro. Allo stesso tempo, dovrebbero essere concettualmente separati dai partecipanti al mercato, ovvero, sebbene una banca possa essere un SLP, o un DMM, non dovrebbe avere visibilità diretta sugli ordini dei partecipanti al mercato e quindi non dovrebbe trarre vantaggio nelle proprie operazioni di trading. Inoltre sono imparziali, ovvero consentono a domanda e offerta di combaciare nel loro naturale punto di incontro, ovvero il prezzo… .
Per ora vedremo più approfonditamente le caratteristiche degli SLPs.
gli SLPs sono obbligati a mantenere un bid od un ask presso il National Best Bid or Offer (NBBO), per ciascuna security assegnata per un periodo pari ad almeno il 5% del trading day. il NYSE ricompensa gli SLPs qualora l’SLP garantisca la liquidità ad un ordine su una determinata security assegnata.
Gli SLPs tradano solo per i loro proprietary accounts, non per clienti pubblici o per agenzie.
Un SLP non può contemporaneamente essere un DMM sulla stessa security.
Gli SLPs hanno le medesime informazioni, rese pubbliche dal NYSE, e che hanno anche tutti gli altri partecipanti al mercato. Il progetto SLP dovrebbe essere un progetto pilota concepito ad ottobre 2008 della durata di 6 mesi: http://www.sec.gov/rules/sro/nyse/2008/34-58877.pdf
Per aver informazioni più precise: http://exchanges.nyse.com/archives/2008/11/roles.php

In seguito alla crisi del 1987, al NYSE si è deciso di mantenere un censimento di tutti i computer che operano secondo proprie logiche, sul mercato: il Nyse Program Trading (NTP). Esiste anche una statistica, non molto accurata ma significativa, sull’operato delle 15 maggiori società che in una settimana hanno operato sul mercato tramite “l’intelligenza artificiale”. In particolare, sono riportati i volumi complessivi e medi giornalieri, e le posizioni long o short. http://www.nyse.com/press/12_2009.html
Mentre la percentuale di operazioni fatte in seno al NPT, rispetto al totale delle operazioni compiute, rimane più o meno costante negli ultimi anni – attorno al 30% -, ciò che si può invece notare analizzando una di quelle tabelle relativa agli ultimi mesi, è che è incrementato a dismisura il numero di operazioni “principal”, mentre è drasticamente sceso il numero delle operazioni “customer facilitation” e “agency” (vedere ad esempio http://www.nyse.com/pdfs/PT042009.pdf).
Ciò significa che le banche, in particolare alcune, non stanno operando per conto dei propri clienti, ma “per ragioni interne alla banca”. Se da un lato, quindi, ciò fa pensare che molti investitori istituzionali siano fuori dal mercato, vista la scarsità dei loro volumi, dall’altro, sembrerebbe che una considerevole porzione, tra il 5% e il 10%, di tutte le operazioni che avvengono sul NYSE siano fatte da banche per banche!
Se poi si pensasse di concentrare quel enorme numero di operazioni in pochi momenti della giornata… . Sempre alcune banche, giustificherebbero l’aumento delle proprie operazioni “principal” in quanto aderirebbero al progetto SLP.
Resta da capire tra chi avvengano queste operazioni, se i loro maggiori clienti sono fuori dal mercato???

Rimane ora da introdurre l’ultimo degli attori fantasma: le dark pool.
Esse sono dei luoghi elettronici dove è possibile comperare o vendere, in completo anonimato, almeno fintanto che l’operazione non è conclusa, senza rendere pubblici i prezzi a cui l’operazione avviene.
Come è facile capire, il loro peso e il loro utilizzo sta crescendo smisuratamente, tanto che si considera attendibile ritenere che più del 8,5% delle operazioni giornaliere al NYSE passino attraverso questo meccanismo – si mormora che si sia arrivati anche ad un 20%.
Ufficialmente, il ricorso alle dark pool avviene per rendere il mercato più efficiente ??? e contemporaneamente, vista l’entità dei volumi scambiati, meno oneroso per chi opera la transazione.
Ovviamente, il fatto di rendere queste dark pool entità parzialmente slegate dal mercato, apre le porte ad una serie di “rischi” in merito a questioni quali la trasparenza e l’efficienza stessa dell’open market.
Se il prezzo a cui avviene una transazione può essere nascosto, anche per un periodo di tempo relativamente breve, quale sarà a quel punto il corretto prezzo per quell’azione? La risposta è decisamente troppo facile: sarà quello dell’open market… .
Ma, visto che sarà possibile giungere a situazioni in cui una forte maggioranza delle azioni di una azienda vengono scambiate in segreto in una dark pool, ad un prezzo che potrebbe essere tenuto nascosto per un periodo di tempo sufficientemente lungo, che significato avrà a quel punto il prezzo nell’open market?
Ora, molte possibilità si aprono agli “speculatori” che operano nelle dark pool. L’anonimità che assicura la dark pool, garantisce contemporaneamente anche la copertura a chi cerca di manipolare il mercato. Per questa ragione, i gestori stessi delle dark pool hanno ricorso a ogni tipo di tool per bloccare eventuali azioni illecite.
Il meccanismo con il quale il “gamer”, ovvero chi cerca di manipolare i prezzi nella dark pool, è semplicemente quello di cercare una “breccia” all’interno delle camere oscure della pool.
La più comune tecnica utilizzata da un gamer è il “pinging”: per ottenere informazioni in merito alla liquidità di una dark pool, un gamer invia un piccolo ordine nella dark pool con il fine di capire se qualcuno è pronto a fare da controparte nella transazione.
Poiché il prezzo finale della transazione sarà derivato dal prezzo nell’open market, qualora il gamer trovasse una controparte, cercherà di manipolare il prezzo dell’azione vendendo o acquistando “a raffica” pacchetti azionari nell’open market in maniera da replicare il “blocco” di azioni oggetto della futura transazione nella dark pool.
Solo ora, il gamer tornerà nella dark pool e “scaricherà” il blocco di azioni alla “ignara” controparte. Tutto il processo, si sviluppa in pochi secondi o minuti.
http://blogs.wsj.com/marketbeat/2008/08/18/trading-in-a-dark-pool-watch-for-sharks/
Ovviamente, per ammissione stessa dei gestori delle dark pool, e dei gestori di fondi che cadono preda di questi comportamenti, esistono tecniche per la manipolazione dei prezzi decisamente più avanzate.
Per questa ragione, la difesa dei clienti ha imposto ai gestori delle dark pool l’adozione di tecnologie di intelligenza artificiale per bloccare i tentativi di manipolazione messi in atto da loro altri clienti! Risulta in ogni caso chiaro il conflitto di interessi che emerge nel regolare la dark pool, essendo i profitti legati al numero di transazioni.

Per concludere, conviene almeno citare quali siano le più grandi dark pool esistenti. Tra le relativamente poche, svettano la “SIGMA X” di Goldman Sachs, con circa 140 milioni di azioni scambiate al giorno, la “MS POOL” di Morgan Stanley e la “PIN ATS” di UBS.
Dal maggio del 2008, le tre dark pool sono state unificate tramite accordi tra le tre banche.
http://www.reuters.com/article/etfNews/idUSN2028987120080520

Moltissime sono le domande che hanno risposte vaghe e fumose. È possibile che si possano creare condizioni per cui, all’interno di una dark pool, le controparti cooperino ai danni dei partecipanti al mercato aperto?
È possibile influenzare, ad esempio gli indici, concentrando il “fuoco” su pochi titoli o su, ad esempio l’ETF SPY? Ancora, chi partecipa al programma SLP?
Al di là delle considerazioni personali a cui ognuno potrà liberamente giungere, in merito all’esistenza di meccanismi che sfuggono a qualsiasi controllo del mercato aperto, e forse anche dei regolatori… , le modalità di approccio alle borse di tutto il mondo stanno cambiando più o meno velocemente ovunque.
Gli spazi per i piccoli e medi investitori stanno riducendosi progressivamente, sotto la spinta di un accresciuto bisogno di tecnologie praticamente inaccessibili alla maggioranza dei partecipanti al mercato.
Ognuno, ancora, tragga le proprie conclusioni, la mia è che non è più il mercato ad avere sempre ragione!
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