sabato 24 gennaio 2026

Mi spiace per voi ma Trump non è pazzo

Ho trovato questa ottima analisi così risparmio tempo, visto che per la maggioranza di voi io non valgo neanche €100..🤐😒
Trovo però inaccettabile vedere la stragrande maggioranza di persone visceralmente ostili a Trump, anche perché si bevono completamente tutto il bombardamento mediatico dei dem sinistri woke con tutta la loro potenza di fuoco mediatica...
E la massa a dire che quello lì è pazzo, è un delinquente, è un deficiente... mentre i deficienti sono loro che si fermano in buona parte al metodo di comunicare di Trump che è banzai..
e la massa di educande si scandalizza senza andare alla sostanza che purtroppo molte volte ed è del tutto giusta, però la verità fa male.
Tutto questo al netto di tante devianze antidemocratiche di Trump, ma ormai la partita si gioca anche lì perché di certo la Cina non è democratica....
Purtroppo in generale si sta virando progressivamente verso una tendenza sempre meno democratica, di riarmo generale e di scontro sulla supremazia.
E poi di certo non è mica Trump che tira tutte le fila ma c'è tutta un'amministrazione dietro, c'è tutta una strategia americana che tra l'altro con enormi ipocrisia, e non sparata in faccia come da Trump, viene perseguita anche dai Dem.
Quindi buona lettura e finalmente un po' di pragmatismo al netto della massa di educande che vivono fuori dal mondo e che avranno duri risvegli oppure ce li hanno già...

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Io continuo a pensare che leggere tutte le  esternazioni di Trump solo come la “sparata da pagliaccio con problemi” sia un errore piuttosto grave.

Al netto della comunicazione volutamente folkloristica (che fa parte del personaggio e del metodo), gli Stati Uniti negli ultimi anni si sono mossi in modo estremamente coerente e razionale sul piano geostrategico.

La separazione strutturale tra Europa e Russia è stata una mossa geniale: ha indebolito entrambi e ha reso l’Europa definitivamente dipendente dagli USA sul piano energetico, militare e industriale. In questo modo “””la provincia””” sarà totalmente succube dell’impero.

Il Venezuela non è una fissazione ideologica, ma un tassello chiave per contenere la Cina e blindare il continente americano. L’Iran viene tenuto costantemente sotto pressione non per “capriccio”, ma per limitare l’espansione di un competitor (Cina) strategico nell’area più sensibile del mondo.

La Groenlandia, infine, non è una boutade: è il nodo delle rotte artiche, delle risorse future e del controllo del Nord Atlantico in un mondo che sta cambiando rapidamente.

Possiamo discutere all’infinito sugli aspetti umani, etici o comunicativi (e lì le critiche sono legittime), ma sul piano della realpolitik e della transizione verso un inevitabile ridimensionamento dell’egemonia americana - fanno fatica a gestire le 900 basi fuori dal loro territorio - come talassocrazia, queste mosse sono tutt’altro che casuali.

Io non sto facendo un giudizio morale, né una difesa personale di nessuno.

Mi sto semplicemente mettendo nei panni di chi deve gestire e prevedere la riorganizzazione del potere statunitense in un mondo che non è più unipolare.

Da questo punto di vista, io non vedo errori strategici: vedo una sequenza coerente di mosse volte a contenere i competitor, blindare il continente americano, controllare le rotte critiche future e scaricare costi e instabilità sugli alleati.

La comunicazione è volutamente sopra le righe, ma serve a coprire scelte che sul piano della realpolitik sono tutt’altro che improvvisate.

Possiamo non piacerci, ma questo è un altro discorso. Sul piano dell’analisi, per ora, la scacchiera torna.

Ed è qui che il confronto diventa impietoso.

Mentre gli Stati Uniti ragionano in termini di potere, rotte, risorse e contenimento dei competitor, l’Unione Europea produce politiche incoerenti, simboliche e scollegate dalla realtà: fuffa green senza base industriale, immigrazione senza strategia, Euro 7, tappi delle bottiglie e micro-regolazioni elevate a visione storica.

A questo si aggiunge un rumore di fondo costante, ideologico e paralizzante, fatto di narrazioni completamente sganciate dalla realtà materiale: emergenze permanenti su femminicidi trattati come categoria metafisica, patriarcato evocato in assenza di patriarchi reali, lotta ossessiva al fascismo in contesti dove il fascismo semplicemente non esiste, mentre si chiude un occhio su milizie - vedasi il battaglione Azov pieno di lettori di Kant 😉 - reali quando fa comodo.

Violenza sulle donne, linguaggi simbolici, colpe collettive astratte: un arsenale di distrazione di massa che sostituisce qualsiasi riflessione seria su demografia, sicurezza, industria, energia e sovranità.

Il tutto affidato a una classe dirigente che spesso sembra non avere nemmeno una comprensione solida del mondo che pretende di governare.

Emblematico il caso di Kaja Kallas, oggi tra le voci più ascoltate della linea UE, che ha mostrato più volte una lettura quantomeno confusa degli eventi fondanti del Novecento, inclusa la Seconda guerra mondiale.

E questo non è un dettaglio accademico: se non capisci chi ha vinto, la nostra Kaja non lo sa e non vuole saperlo - come e perché, difficilmente capirai come funziona l’equilibrio di potere attuale.

Il problema dell’Europa non è morale, né valoriale, né comunicativo.
È strategico.

Mentre altri ridisegnano sfere d’influenza e catene di controllo, noi produciamo narrativa.

E in geopolitica, la narrativa non sostituisce la potenza.
Chi non gioca, diventa il campo.

#TGP #geopolitica