dove ho rivisto la luce nei tuoi occhi
così dolci di fame
così dolci di sete
Passerà anche questa fermata
senza lasciare traccia
Passerà su di noi questa aria di Ormea
che sa di monti
che sa di mare
come passa il dolore.
Stefano Bassi
Videmus nunc per speculum in enigmate.
Un diario di navigazione nei mari meravigliosi (ma anche tempestosi) della Poesia, senza la quale non potremmo nemmeno respirare.
Fu un ben conosciuto blog di finanza da 30 milioni di pagine viste...
Poi ad un certo punto è venuto naturale il passaggio alle mie poesie e non solo.
Stefano Bassi
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere d’incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo
né nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti − finalmente, e con che gioia −
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta, piú profumi
inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos’altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
Costantinos Kavafis - 1911
(Traduzione di Margherita Dalmàti e Nelo Risi)
da “Constantinos Kavafis, Cinquantacinque poesie”, Torino, Einaudi, 1968
da Il funambolo e la luna di Ghiannis Ritsos
Sempre l’amore – diceva Ione; – principio e fine;
e di nuovo l’amore oltre la morte. Ah, Ione –
che notti stellate; e le stelle primaverili brillavano nell’aria
come i bicchieri di cristallo del nuovo locale sul mare. Era di giugno;
arrivavano, partivano navi cariche di frutta, luci, chitarre –
un eterno spostamento da un luogo all’altro, da un viso all’altro,
una silenziosa affermazione al di sopra di ogni rifiuto – l’acqua intorno alla pietra –
migliaia di promesse e movimenti – un ginocchio, uno sguardo, una bocca –
aspetta; non andare; non andatevene; viviamolo qui – disse Alkis –
l’istantaneo, l’eterno, l’inesauribile. […]