Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d'orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch'ora si rompono
ed ora si intrecciano
a sommo di minuscole biche.
Ascoltare tra fondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
E andando nel sole che abbaglia,
sentire con triste meraviglia
com'è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia,
che ha in cima
cocci aguzzi di bottiglia.
da "Ossi di seppia", 1925
(Di fronte a certi poeti e a certe poesie mi viene una certa voglia di andare a zappare 😅😅🤦)