
Autore dell'articolo: Whisky Minsky
Videmus nunc per speculum in enigmate.
Un diario di navigazione nei mari meravigliosi (ma anche tempestosi) della Poesia, senza la quale non potremmo nemmeno respirare.
Fu un ben conosciuto blog di finanza da 30 milioni di pagine viste...
Poi ad un certo punto è venuto naturale il passaggio alle mie poesie e non solo.
Stefano Bassi

.... in Madison, Wisconsin, rock star, guitar hero and all-round troublemaker Tom Morello reads a message from Egyptian protesters at a gig to support the rights of workers in the US.Mi sembra di avere le traveggole: Vi giuro che non ho bevuto né fumato nulla....
To our friends in Madison, Wisconsin:
We wish you could see first hand the change we have made here.
Justice is beautiful, but justice is never free.
The beauty in Tahrir Square you can have everywhere - on any corner, in your city, or in your heart.
So hold on tightly and don't let go, and breathe deep Wisconsin - for our good fortune in on the breeze, in the midwest and in the Middle East.
So, breathe deep Wisconsin, because justice is in the air - and the spirit of Tahrir Square be in every beating heart in Madison, Wisconsin.
La rivolta si estende. In USA, nel Wisconsin.
Che strano cartello, al Cairo in festa.
Recita: L'Egitto sostiene i lavoratori del Wisconsin.
Cosa diamine c'entra l'Egitto col Wisconsin?
Un accostamento quantomeno improbabile.
Eppure, complice forse l'ampia copertura mediatica delle rivolte egiziane con sperticate lodi ai combattenti per la libertà e la democrazia, in Wisconsin sta succedendo l'impensabile: non solo sono scesi in piazza i lavoratori, ma ogni giorno a loro si aggiungono decine di migliaia di persone che arrivano da tutto lo Stato.
E' cominciato tutto il 15 Febbraio, quando i dipendenti pubblici hanno iniziato una protesta a Madison contro tagli di budget vòlti a togliere loro ogni diritto sindacale. Per il 16 Febbraio, la protesta si è estesa anche in Ohio, e il 19 c'erano 70 mila persone in piazza. Una cifra inaudita negli Stati Uniti.
Il 20 Febbraio i manifestanti hanno occupato il palazzo del governo.
Alcuni senatori democratici si sono uniti alla protesta, e la Polizia ha avuto l'ordine di arrestarli.
Ovunque sventolano bandiere egiziane, e dall'Egitto arrivano lettere di solidarietà e persino la pizza.
Le proteste, hanno dichiarato i manifestanti, continuano ad oltranza, in un braccio di ferro col governatore che non vuole cedere di un millimetro.
Intanto, questo fuoco che si propaga nei modi e nei luoghi più impensati sta arrivando in Florida: i dipendenti della scuola si stanno organizzando sui social media per una protesta ad oltranza contro i tagli al loro settore.
Non finirà qui, c'è da scommetterci...
Wisconsin Labor Fight Spreads to Ohio, Oklahoma and Indiana
Posted Feb 22, 2011 12:05pm
....With states like Wisconsin facing multi-billion dollar budget shortfalls, it is easy to see that
...But, the labor fight in Wisconsin is far from over and it’s spreading to states like Ohio, Oklahoma and Indiana where protests protecting public -- and private -- sector employee unions have erupted.
The labor disputes have become less about money, and more about the rights of employees to unionize.
....In recent years there has been much debate over the salaries and benefits of public employees, but it looks like the real fight is just getting started.

Egitto, esercito lancia ultimatum a contestatori
IL CAIRO, 14 febbraio (Reuters) -
L'esercito egiziano ha lanciato un ultimatum oggi alle decine di dimostranti riuniti a piazza Tahrir, epicentro del movimento che ha portato il presidente Hosni Mubarak alle dimissioni, intimando loro di abbandonare la piazza e di tornare alla vita normale, pena l'arresto.
I soldati sono venuti a contatto ieri con i contestatori, mentre l'esercito cercava di riaprire al traffico le strade che portano alla piazza nel centro del Cairo.
Alcuni dimostranti sono rimasti nella piazza, per ribadire le loro richieste di un sistema libero e democratico.
I leader dell'opposizione hanno detto che gli egiziani scenderanno nuovamente in piazza se le loro richieste non dovessero essere accolte.
In programma per venerdì c'è un'imponente "marcia della vittoria", per festeggiare la rivoluzione, e forse per ricordare ai militari la forza delle manifestazioni lungo le strade.
I generali, infatti, stanno consolidando il loro controllo del Paese dopo la cacciata del presidente Hosni Mubarak, preparandosi oggi anche a vietare scioperi e ad ammonire che agiranno contro "il caos e il disordine".
Lavoratori insoddisfatti stanno già facendo pressione per avere migliori contratti.
Ci saranno elezioni libere e regolari in base a una costituzione rivista, ha annunciato l'esercito, senza indicare scadenze e dicendo che resterà al potere "per un periodo limitato di sei mesi o sino alla fine delle elezioni per la Camera alta e bassa del Parlamento e le elezioni presidenziali".
Non è stato neppure precisato quale contributo o partecipazione di civili ci sarà nella fase di revisione delle leggi nel periodo di transizione.
La rivoluzione democratica (?) in Egitto
di Andrea Gilli A pochi giorni dalla fuga di Mubarak da Il Cairo, vale la pena analizzare alcune stranezze di questa prima rivoluzione democratica in salsa araba.
Dopo giorni di manifestazioni di piazza, scioperi, violenze per le strade, Mubarak ha ceduto. Qualcosa, però, non torna.
In primo luogo, siamo di fronte alla prima rivoluzione democratica che porta al potere i militari.
Questa è la prima stranezza.
I militari hanno subito detto di voler favorire la transizione. Intanto, però, le Camere sono state sciolte e la costituzione sospesa.
E’ possibile che le misure siano temporanee. Dalla scienza politica sappiamo però che l’unica soluzione all’assolutismo è la competizione tra poteri.
In questo momento, tutto il potere è in mano all’esercito.
Non si capisce, dunque, per quale ragione questo dovrebbe o potrebbe lasciarlo in un futuro più o meno remoto.
Si potrebbe obiettare che le rivolte di piazza potrebbero ritornare. Qui viene il secondo problema.
L’esercito ha giocato di sponda con le proteste per far cadere Mubarak.
L’esercito, detenendo la forza militare, ha chiaramente svolto il ruolo di dominus.
Dal suo orientamente dipendeva il futuro del regime.
E un domani? Un domani, se l’esercito non procederà alle riforme promesse, non ci sarà più Mubarak: ci saranno solo le proteste e l’esercito medesimo.
Risulta difficile pensare che in quel frangente questo possa schierarsi con i manifestanti.
Qui arriviamo all’ultimo punto: è necessario che tutto cambi perché tutto resti.
Penso di sì.
La mia è speculazione, però non faccio fatica a vedere il seguente come possibile retroscena.
Gli Stati Uniti si sono preoccupati per le manifestazioni di piazza.
Il timore era di una salita al potere dei Fratelli Musulmani.
Il loro “uomo” in Egitto è l’esercito. Hanno dialogato per far cadere Mubarak così che i manifestanti vedessero le loro richieste esaudite e, allo stesso tempo, il potere politico fosse preservato.
In sostanza, questa è la prima rivoluzione democratica che anziché indebolire l’influenza americana pare rafforzarla.
Forse vale la pena chiedersi non solo fino a che punto sia democratica, ma anche quanto sia rivoluzione.
Dal mito della caverna di Platone al coraggio della democrazia