Da non perdere la classica e lucidissima analisi dell'amico Gaolin...
che illustra con grande competenza ed efficacia esplicativa alcuni dei cavalli di battaglia del mio Blog.
Altro che Spread! Che è solo un sintomo (terminale?...), seppur aggravante.
Se preferite, saltate questo post a piè pari...e continuate pure a tenere la testa sotto la sabbia oppure a credere alle fole che vi propinano "di lassù"...
del tipo: San Monti che avrebbe salvato l'Ita(g)lia, San Draghi che ci avrebbe fatto vedere la luce, le banche Centrali che sarebbero la ns. ancora di salvezza, etc etc etc
ITALIA: ormai è chiaro. Ha perso la sua competitività.
da intermarket&more
Gaolin: che cosa ci attende?
Fino poche settimane fa, sui media sussidiati e allineati la parola
competitività non faceva parte degli argomenti su cui si discuteva. Pare
invece che da qualche settimana l’argomento sia diventato centrale.
Alleluia, finalmente, … era ora, anche se un po’ troppo tardi. Non
nascondo ai lettori di I&M il mio disagio a dover sempre dare,
riguardo l’economia reale s’intende, un quadro del mio paese a tinte fosche.
Non riesco però a intravedere nell’attuale situazione uscite da quel tunnel in
cui, al momento dell’ingresso nessuno aveva detto che eravamo entrati.
Non riesco neppure ad avere visioni ottimistiche sul nostro
futuro, grazie ai provvedimenti di questo governo che, a onor del vero
in campo internazionale ci ha ridato una certa considerazione e un po’
di credibilità, morale almeno.
Peccato solo che questa credibilità ci costerà più cara del non averla.
In un mio post precedente, che ha riguardato La competitività economica della Germania ,
ho un po’ esaltato le virtù di questo paese. Chi ha avuto modo di
leggerlo avrà pure fatto qualche confronto con il nostro, con
particolare riguardo alla nostra classe dirigente.. Se ci concentriamo
poi sulla nostra classe politica, messa a confronto con quella tedesca,
veramente ne usciamo impietosamente e vergognosamente distrutti.
Eppure come paese non saremmo proprio ancora così mal messi se solo
avessimo la capacità di spostare il focus dei dibattiti
politici-economici, che imperversano ormai dappertutto, dal problema del
debito e dello spread a quello della crescita ma soprattutto a quello
della competitività.
Nei giorni del recente Meeting di Comunione e Liberazione, il nostro ministro per lo sviluppo Passera, nel suo intervento, ha affermato che l’Italia deve riacquistare competitività. Fra me e me ho pensato, Deo Gratias forse questa è la volta buona che si comincia ad affrontare questo tema.
Da allora, in un crescendo rossiniano, pare che la competitività,
confusa spesso con la parola crescita, sia diventato un tema centrale,
al punto che il nostro premier MONTI addirittura ha detto che questa è
più importante dello spread. Ma va!
Ma come! Dopo un anno in cui tutte le ansie erano rivolte all’andamento
dello SPREAD, adesso si viene a dire che si cambia il motivo delle
ansie?
E già!
Ormai quasi tutti, perfino gli uffici di statistica che ci mettono
almeno 12 mesi per cominciare a capire cosa veramente sta succedendo, si
stanno rendendo conto che il sistema manifatturiero-industriale
italiano è al collasso in molti settori.
E che si fa?
Si tenta di avviare un caotico dibattito su cosa e come fare per
aumentare la produttività del lavoro, per ridare competitività al paese
ITALIA, affinchè possa poi riprendere la crescita, positiva si intende,
perché nell’altro senso ormai non abbiamo niente da imparare da nessuno.
Tutti,
soprattutto, si affanneranno ad addossare ad altri le colpe di questa
situazione in cui siamo precipitati, con i politici di professione in
testa che potranno alla fine scaricare le loro responsabilità sul
governo tecnico che oggi sta sapientemente, a loro dire, dirigendo il
nostro paese.
Tutti avranno le loro ricette e le loro recriminazioni da fare sul non
fatto prima di oggi ma, da quello che ho finora capito, quasi tutti si
ostinano a non volere ammettere esplicitamente una realtà evidente come
il re nudo della famosa fiaba di Hans Christian Andersen.
L’unione europea e in particolare la moneta unica, per come è stata progettata e poi portata avanti in questo decorso decennio, è ormai da considerare un totale fallimento, una colossale fregatura, specie per l’Italia. Prima lo si ammetterà meglio sarà. Altro che irreversibilità dell’EURO.
Siccome questa è un’affermazione piuttosto forte e generalmente poco
condivisa in questo momento, cercherò di argomentarla tentando
contemporaneamente di dare il mio apporto al dibattito sulla competitività dell’ITALIA, tema di questo post.
La COMPETITIVITA’
Per competitività di un paese si può intendere quell’insieme di costi
diretti e indiretti che fanno sì che un prodotto o servizio fabbricato o
reso in quel paese sia più o meno competitivo nel mercato
globalizzato. Ovviamente, affinchè un prodotto o servizio sia
competitivo non conta solo il prezzo puro e semplice ma anche il livello
di qualità più o meno effettiva in ogni aspetto, la garanzia
sottostante, l’attrazione che suscita, il fattore estetico, il marchio,
il paese dove viene prodotto e altri fattori meno determinanti.
La globalizzazione dei mercati, favorita
dal diffondersi delle informazioni e dal bassi costi del trasporto
delle merci, specie via mare, ha permesso a paesi un tempo emarginati e
di scarso peso nell’economia mondiale di avere l’opportunità di
guadagnare in breve tempo una buona parte del tempo perduto, assumendo
un ruolo di primissimo piano, passando da quello di paesi sottosviluppati a quello di emergenti,
per arrivare al ruolo di paesi emersi in grado di distruggere le
economie reali di quei paesi che ancora oggi non riescono a rendersi
conto di cosa è già capitato e soprattutto capiterà loro se
continueranno a ignorare che il
fattore “EXCHANGE RATE” è decisivo più di qualunque altro nel determinare la competitività di una nazione.
fattore “EXCHANGE RATE” è decisivo più di qualunque altro nel determinare la competitività di una nazione.
I cinesi lo sanno benissimo e anche altri lo hanno imparato bene.
I paesi dell’occidente sviluppato, alcuni dei quali ex opulenti, altri
in via di rapido impoverimento, sono talmente concentrati sullo stato di
salute dei loro sistemi finanziari, in situazione di default più o
meno conclamato, che nel loro insieme non se ne rendono conto. Eppure
oggi constatiamo che il know-how occidentale,
attraverso la delocalizzazione produttiva, è stato dato, ovvero
trasferito, a gratis a paesi che, per la loro dimensione e per le
caratteristiche dei popoli che vi risiedono, avrebbero in breve tempo
ribaltato completamente i rapporti di forza nello scacchiere
economico mondiale.
Uno su tutti: la CINA.
Di questo paese in occidente si percepisce poco quali siano le enormi potenzialità ancora non espresse o abbastanza sviluppate.
Eppure l’immane dimensione demografica di questo paese, costituita da oltre 1.300.000.000 individui, dovrebbe inquietare non poco.
La straordinaria operosità di questo popolo, la sua capacità di porsi
nuovi ambiziosi obiettivi come nazione, la sua consapevolezza di poter
diventare in breve la nazione N° 1 al mondo, non dovrebbero essere
fattori praticamente ignorati o sottovalutati dai nostri capi
occidentali. Addirittura ogni tanto sorgono voci preoccupate se questo
paese non cresce abbastanza, magari a causa del rallentamento
dell’export, dovuto al calo dei consumi nei paesi
occidentali. Pochissimi afferrano che, alla fine, la competitività cinese altro non è stato ed è tutt’ora il frutto di una tenace quotidiana opera di mantenimento di un rapporto di cambio fra CNY e USD a
un valore che nulla ha a che vedere con il potere di acquisto in loco
delle 2 valute. Il governo cinese lo ha fatto in varie forme, un tempo comprando a go-go bond americani,
oggi per lo più acquistando all’estero asset vari, beni durevoli
e commodities di vario genere, fino a esserne strapiena oltre ogni
necessità.
Ciò ha provocato in questo ultimo ventennio un imponente trasferimento
di produzioni manifatturiere dai paesi occidentali verso la Cina e il
progressivo impoverimento del tessuto industriale di intere nazioni i
cui effetti appena adesso cominciano a manifestarsi crudamente con il
calo del benessere dei popoli occidentali. All’inizio della
Globalizzazione tutti in occidente abbiamo goduto, stando belli e zitti a
lasciare che nei paesi low-cost si lavorasse come forsennati per noi,
in condizioni spesso di vera e propria schiavitù. Adesso invece la
Globalizzazione Selvaggia sta entrando in una nuova fase e si sta
ritorcendo contro di NOI.
Questo
processo non sarà arrestato o invertito tanto facilmente come qualcuno
può pensare, tantomeno con bombe o atti di forza. Potentissime forze e
la finanza globalizzata,
con i suoi micidiali meccanismi, stanno facendo di tutto, più o meno
consapevolmente, per far sì che il fenomeno non si arresti e sembra ci
stiano riuscendo alla grande, fino all’epilogo finale che vedrà il
tracollo dell’intero sistema economico occidentale, finanza compresa.
Ma veniamo alla perdita di competitività del Sistema ITALIA
Molti, specie fra gli imprenditori, ricordano bene i tempi in cui le
fiere italiane, al contrario di oggi, erano molto frequentate da
operatori economici stranieri, i tempi in cui andare in giro per il
mondo in nome di qualche azienda italiana dava tante soddisfazioni.
Raramente uno tornava a mani vuote. Quasi sempre nuovi orizzonti di
sviluppo si aprivano per le aziende più intraprendenti che, nel tempo,
sono magari diventate leader in qualche mercato. Nessuno minimamente si
sognava di andare a cercare risparmi nei costi delocalizzando
lavorazioni o produzioni. L’Italia era un paese competitivo che dava
filo da torcere a tutti, tedeschi compresi.
Oggi non è più così per la stragrande maggioranza delle imprese
italiane, allocate solo entro i confini nazionali e inserite in settori
economici più o meno globalizzati. Pensare di fare dall’Italia
concorrenza ad imprese operanti in altri paesi è sempre più un’impresa
titanica, il più delle volte perdente in partenza.
Ma perché si è arrivati a questo punto?
Gli italiani sono diventati scemi? Hanno perso la loro inventiva o la
loro fantasia che li aveva resi famosi nel mondo? Hanno perso il
coraggio di fare impresa e di prendersi i rischi insiti negli
investimenti? Vero è che la generazione degli imprenditori rampanti, ora
60enni o di più, non è stata adeguatamente sostituita da una nuova,
altrettanto disposta a fare i sacrifici delle precedenti, che hanno
fatto il miracolo economico italiano ma ciò non spiega, se non in minima
parte, il tragico declino che l’economia reale italiana sta vivendo in
un crescendo quasi rossiniano in questi ultimi tempi.
Il fatto è che in un paese per fare impresa, che prospera con le proprie gambe e non sussidiata, è necessario che ci sia un contesto ad essa favorevole. Questo
contesto può essere più o meno favorevole in funzione della classe
dirigente che in qualche modo è riuscita a imporsi in un paese e di
conseguenza poi a favorire una o l’altra classe sociale e, all’interno
di queste, una parte piuttosto che un’altra.
Il mondo delle imprese e in generale l’economia reale, basata sulla produzione di beni, in Italia ha goduto di tante attenzioni fino a circa 15-20 anni fa. Da
parecchi anni ciò non è più vero. Siccome in queste strutture di solito
si è impegnati dalla mattina alla sera, si è costantemente sotto il
peso dei problemi che arrivano da ogni dove (clienti, fornitori,
maestranze, disguidi tecnici, ecc), insomma si lavora sul serio, vi è
stata una costante disaffezione verso questo mondo e un contemporaneo
sempre maggior interesse verso attività meno impegnative del lavorare in
fabbrica, come potrebbe essere un impiego statale o assimilabile, o
verso professioni che, a parità di impegno e capacità, danno
soddisfazioni economiche molto maggiori.
Insomma lavorare con impegno e produrre piace sempre meno e
sempre più sono coloro che preferiscono lasciare ad altri l’onere di
tirare la carretta per tutti, specie se il tirare la carretta rende meno
che a guardare chi la tira. Se poi questi guardoni diventano la
maggioranza ecco che si crea tutto un sistema in cui si legifera
per favorire i poco o nulla facenti, si creano strutture che poco
servono alla comunità ma molto agli interessi di caste e clientele che
con sempre maggiore avidità sottraggono risorse a chi lavora e produce.
Non è il caso però di andare avanti con questi discorsi perché quasi
tutti gli italiani sono molto ferrati su questi argomenti. Piuttosto è
il caso di considerare l’effetto perverso sull’economia reale che tali
comportamenti e azioni hanno sulla competitività di un paese. Non
servirebbe ribadirlo ma tutti sanno che:
se i parassiti, magari per effetto di leggi, sottraggono sempre più risorse a chi lavora e produce,
se le leggi in vigore creano sempre più difficoltà e costi alle imprese,
se la corruzione e il malaffare estendono sempre di più le loro maglie sull’economia che produce,
se non vi è una politica del governo della nazione che favorisce chi crea ricchezza vera ma il contrario
se
come governo della nazione si assumono vincoli e si stipulano patti
senza valutare bene quali saranno le conseguenze nel tempo,
la competitività di un paese, se c’era prima, viene con il tempo persa.
Una
volta che questa competitività viene persa ce ne vuole poi per
riconquistarla. Attuare comportamenti e politiche che seguano percorsi
inversi a quelli sopra descritti e che ci hanno fatto perdere la nostra
competitività, è un’impresa impossibile nel nostro paese in tempi
ragionevolmente brevi, come sarebbe necessario. Eeeh già, le altre
nazioni non stanno certo a guardare che l’Italia con comodo provveda a
rinnovarsi seguendo percorsi nuovi e virtuosi, di cui magari non è
neppure capace. In qualsiasi nazione, perfino in Cina, si parla in
modo quasi ossessivo che il paese deve fare ogni sforzo per innovarsi,
per aumentare la propria competitività.
Per fare ciò si pianificano interventi, si investono capitali enormi
perché disponibili, mentre da noi si parla, si parla ma quando si arriva
a come e dove trovare i soldi si scopre la dura verità: soldi non ce ne sono.
Con il vincolo del pareggio di bilancio,
mamma stato più che a dare deve pensare a come sottrarre ancora più
soldi a chi lavora. Chi, per sua fortuna o bravura, di soldi ne ha non è
disponibile a perderli facendo investimenti in Italia. Addirittura chi
li ha a suo tempo fatti se ne va via o chiude perché non ce la fa più. E
allora?
CONCLUSIONE
Più
che dibattere senza costrutto e accusarsi tutti l’un l’altro per ciò
che non è stato fatto negli anni o decenni trascorsi e a proporre
improbabili ricette a favore di qualche sparuta categoria o peggio
ancora clientela, bisogna amaramente ma consapevolmente ammettere che l’ITALIA ha fallito nel suo proposito di diventare un paese virtuoso. come ci era stato prospettato al momento dell’entrata nell’EURO.
Purtroppo l’ITALIA, a questo punto e con la classe politica e dirigente
che si ritrova, non ce la può fare più a competere all’interno di un
sistema economico finanziario con regole tedesche. Insomma l’ITALIA
dovrebbe pensare a come poter uscire dall’EURO con i minori danni
possibili per sé e per gli altri, se vuole avere una ragionevole
speranza di uscire dal lunghissimo tunnel in cui è entrata e riprendere,
dopo un breve calvario, la strada della crescita. L’alternativa, nella
situazione attuale, è quella che abbiamo iniziato a sperimentare,
ovvero:
Declino inarrestabile del sistema produttivo manifatturiero italiano
Aumento della disoccupazione e crescita del paese da sognare per lungo tempo
Impoverimento continuo delle famiglie, della classe media e poi anche degli altri
Collasso del welfare attuale perché insostenibile
GAOLIN
.

39 commenti:
In generale trovo l'articolo interessante ma vorrei muovere qualche domanda.
L'autore mette in evidenza quelli che secondo lui sono i fattori che hanno portato alla perdita di competitività' dell'Italia:
"se i parassiti, magari per effetto di leggi, sottraggono sempre più risorse a chi lavora e produce,
se le leggi in vigore creano sempre più difficoltà e costi alle imprese,
se la corruzione e il malaffare estendono sempre di più le loro maglie sull’economia che produce,
se non vi è una politica del governo della nazione che favorisce chi crea ricchezza vera ma il contrario
se come governo della nazione si assumono vincoli e si stipulano patti senza valutare bene quali saranno le conseguenze nel tempo,"
"
Come soluzione, o almeno come parte della stessa, propone, se non ho inteso male, l'uscita dall'Euro.
Tuttavia non capisco la connessione tra l'Euro e i problemi enunciati dall'autore e come si possano risolvere uscendone.
L'unica cosa che mi viene in mente e' la solita svalutazione che, anche se aumenta la competitività', non l'aumenta creando basi solide ma anzi, prefigurandosi come una vera e propria sovvenzione statale a spese di tutti, induce le aziende a non innovare e a non cercare "percorsi nuovi e virtuosi".
Cosa dire....centrati i principali problemi che affliggono il ns. disgraziato paese (e non solo). Comunque vada ci attendono almeno 10 anni di lacrime e sangue (nella migliore delle ipotesi).
Mi viene da ridere se la situazione non fosse drammatica....il passaggio sui parassiti è fenomenale, incredibile e patetico...ma anche altri. Allora nessun dubbio sul fatto che la soluzione dei problemi sia una uscita pilotata dall'euro con tutti i provvedimenti del caso (tipo blocco uscita dei capitali, riportare sotto il controllo del Tesoro la BCI ecc) ma la visione del mondo un po' superficiale (per usare un eufemismo...) che trapela dall'articolo è incredibile.
Il vero problema dell'Italia è la sua classe dirigente fatta di incompetenza o malafede o entrambe in certi casi, e nella classe dirigente ci stanno pure gli imprenditori che in molti casi hanno dimostrato una rozzezza intellettuale ed una visione talmente legata all'utile nel breve da meritarsi il bagno di sangue che stanno vivendo. Perchè non si può pensare di mettersi addosso la camicia di forza prima dello Sme e poi dell'euro e di distruggere tutte le fonti di stabilità e di sicurezza dei lavoratori con la precarietà, di diventare più competitivi tenendo bassi salari e stipendi, di eliminare le tutele come ad esempio la scala mobile (che in Belgio, ma guarda un po', c'è ancora...) in una economia come quella italiana che per oltre il 70 per cento è consumo interno. Prima o poi i nodi vengono al pettine e questi imprenditoruccoli da strapazzo che per anni si son bevute le favoline e le frottole(che gli raccontavano nelle loro associazioni di categoria, nei seminari vari, sui loro giornali un po' di economisti e di giornalisti a libro paga) su globalizzazione, competitività, privatizzazioni, liberomercatoinliberostato, su quanto era brutto lo stato e su quanti erano avidi lavoratori, pensionati e poveracci adesso improvvisamente si ritrovano per terra per tanti motivi abbastanza ovvi. Per il commento di Giovanni di cui sopra invece....sarei contento di sapere per quale motivo le sovvenzioni statali sono così orribili se servono a creare posti di lavoro e ricchezza comune...penso che qualcuno dovrebbe prendere in mano qualche buon manuale universitario di economia e studiare un po'. Keynes ti ricorda qualcosa??? Ma basterebbe un manuale di economia del primo anno per iniziare a chiarirsi il ruolo dello stato in un sistema economico...
giovanni concordo
il putno debole è la conclusione
l'analisi ha degli spunti assai interessanti
caro Zeno zenozeno
il problema è QUALE manuale di economia del primo anno scegli...:-)
statalismo nunc et semper vero??
lo stato, soprattutto quello italiano, sì che sa timonare bene l'economia e fare da arbitro del mercato
vero?
mamma mia...
quand'è che voi statalisti scenderete dal pero e capirete che la vostra soluzione non funziona o meglio funziona peggio dell'altra...
perchè hai ragione sui seminari nei quali agli imprenditorucoli (che saranno pure ucoli ma senza loro lo stato non ci campa e gli statali non prendono lo stipendio) dove gli contavano la rava e la fava sulla globalizzazione
ma la tua soluzione è peggio della malattia
ed i parassiti ci sono eccome e sono uno problema fondamentale
forse sarebbe il momento di pensare ad una 3° via
o no?
La crescita? In Italia tornerà tra cinque anni"Secondo il Financial Times Deutschland l'elevata disoccupazione rimane il pericolo principale per la tenuta della moneta unicaInviato da iPhone
Caro beato, e tu cosa proponi mercato nunc et semper? Quasi fosse una divinità...
Il problema è che in un momento come questo (e ti sto dicendo i n u n m o m e n t o c o m e q u e s t o , r i p e t o, non nunc et semper) ci sarebbe assoluto bisogno di più stato, esattamente il contrario di ciò che si sta facendo. Inoltre, con la scusa della austerità ti sembra davvero che si stia colpendo il parassitismo? Io non credo, si colpiscono solo le fasce sociali più deboli, ma i parassiti (guarda in questi giorni il caso Lazio) continuano a spassarsela!
SCUSA calamar
ma che c'entra l'austerity??
quella montiana chi la sta facendo??
LO STATO NO?
lo stato è ovunque ormai e controlla tutto, spreme tutto e toglie il 75% al vero motore produttivo italiano dando in cambio servizi, leggi, affidabilità e strategie da 4° mondo...
spreme tutto
e poi si spreca i soldi alla grande
sia per darli alle banche amiche di monti
che per darli a polverini fiorito e soci
questo è il nostro stato INEFFICIENTE che abbiamo da secoli
e voi volete che lo stato ci pensi lui applicando politiche keynesiane?
questo stato qui?
allora mi direte: nooooo, lo fa un altro stato più efficiente, come quello Danese o Svedese...
ecccchecazzzz....così non vale
noi dobbiamo ragionare con quello che abbiamo qui e che ogni anno dico ogni anno E' SEMPRE PEGGIO, da 3° mondo e non vorrei avere insultato il 3° mondo...
dunque se il nostro Stato non si riforma profondamente <(e non lo farà anzi peggiora)
la soluzione statale non sequitur, non esiste, stop, e siamo scesi dal pero...
poi possiamo ragionare quanto volete SUL LIBERO MERCATO E SULLE SUE DEFORMAZIONI
e su come farlo funzionare al meglio facendolo interagire in modo costruttivo con un concetto di stato che funzioni
ma prima dobbiamo partire dal discorso di cui sopra
nota: in Italia il LIBERO MERCATO NON C'E' MAI STATO...ed adesso è arrivata direttamente la globalizzazione selvaggia che è un LIBERI TUTTI...
sti cazz :-)
il problema è che certe persone studiano certi manuali di economia del 1° anno (sempre quelli..)
ma poi hanno problemucci su pragmatica ed esperienza...
se uno avesse fatto il trader come me per anni
capirebbe che certe politiche keynesiane (chiamiamole così) con la finanza globalizzata ed informatizzata e con la finanziarizzazione spinta dell'economia avrebbero qualche problemuccio che 50 anni fa non avevano...
come pure le politiche monetarie di easing
tessa cosa
la chiave è la finanziarizzazione, l'informatizzazione HFT e la LEVA!!!
ma nei manuali del 1° anno queste variabili "TRASCURABILI" non ve le spiegano...
vedete sempre il lato negativo della situazione. Io trovo che questa classe politica stia facendo un lavoro egregio e lungimirante. Mi spiego, di questo passo, in quattro cinque anni l'Italia sarà un ottimo paese meta di delocalizzazione da parte di aziende cinesi e rumene. Queste lobby di nuovi imprenditori stranieri supporteranno politici giustamente favorevoli ai propri interessi mimando la crescita ora in atto nei loro paesi come pure le politiche sociali ed economiche. Lasciate riposare in pace Keynes e compari.
buona lettura e buona discesa dal pero, mentre la Polverini ci rimane bene abbarbicata sul pero...
http://www.chicago-blog.it/2012/09/24/ceto-medio-impoverito-colpe-dello-stato-fermareildeclino/
Per rispondere a Zeno zenozeno:
la sovvenzione statale indirizza risorse verso settori improduttivi, non efficienti, magari non pronti, drenandole da altri settori.
Certo produce posti di lavoro ma sottraendoli da altri settori e poi, quando la sovvenzione, come e' giusto che sia, viene eliminata il settore torna ad essere improduttivo, inefficiente e i posti di lavoro creati vengono persi.
Gli esempi sono infiniti: FIAT, Alitalia, a breve vedremo le aziende fotovoltaiche, etc...
Se quei soldi fossero stati lasciati nelle tasche delle persone sarebbero stati spese da quest'ultime in cose di cui sentivano il bisogno facendo quindi sviluppare settori, e quindi produrre posti di lavoro e ricchezza, con una reale richiesta sottostante.
Vista l'ora rimando la risposta....mi limito a dire che se mi citi OG e il chicagoboysblog la discussione è già finita....dal mio punto di vista l'unico liberista buono è il liberista in miniera (in Karelia)...
ecco bravo, veramente un bel commento e loro ti potrebbero rispondere che l'unico statalista buono é quello al museo delle cere...
Sai cos'é? Voi settari da una parte e dall'altra siete identici ma solo disegno opposto ed avete scassato la minkia con il vostro settarismo obsoleto e da perdi tempo...buoni solo a parlare e citare i loro dogmi...
Qui si va oltre e si cercano nuove soliziini, nuovi approcci e soprattutto soluzioni concrete per le persone, prendendo quello che c`é di buono da tutti gli approcci
Pragmatismo, senza preclusioni!
Lasciamo i settarismi ai perditempo che vivono di rendite statali e che hanno pochi euro di risparmi, loro possono permetterselo...gli altri NO.
quello che mi fa incavolare dei settari che vivono sui peri è che non considerano nemmeno le analisi del campo opposto, convinti della loro fede assoluta e di aver ragione...
gli altri hanno torto assoluto e magari li mettiamo sul rogo
e parlo di entrambe le parti di questa stucchevole querelle statalisti-liberisti
per es. l'articolo di Giannino sul fatto che QUESTO NOSTRO STATO (altre entità statali non l'hanno fatto) ha contribuito grandemente a mazzulare la classe media è molto interessante ed in buona parte veritiero
ma c'è gente che guarda solo a chi l'ha scritto e nemmeno legge
sembra di tornare i falò dei libri messi all'indice
io sono eclettico e cerco il buono in tutti gli approcci e poi si cerca una nuova sintesi, con mente aperta ed equilibrata
ma non tutti hanno l'apertura mentale sufficiente per riuscirci, lo capisco...
....e come spesso ripeti Beato, siamo in un territorio inesplorato, dove le teorie e le analisi che trenta quaranta anni fà avevano una loro logica e validtà supportata dai fatti reali, ora pare abbiano perso di significato. Si naviga "a vista" e in tal senso mi pare che risulteranno "vincenti" coloro che meglio si adatteranno ai cambiamenti in atto. Forse è il caso di consegnare alla storia le teorie Keynesiane, Adam Smith e compagnia bella, hai voglia di spiegare i movimenti finanziari indotti da algoritmi matematici da potenti computer con le teorie classiche o neo-liberiste. Magari sbaglio ma non vedo al momento ricette preconfezionate che possano invertire il fiume in piena che sta per investirci.
Caro beato,
nonostante sia liberale non mi considero settista ne tantomeno su un pero.
Cerco di leggere tutti gli articoli (tranne ovviamente quelli fantascientifici) e cerco di rispondere con educazione mostrando e spiegando il mio punto di vista.
Caro Giovanni
tu sei stato equlibrato ed aprto
e te lo riconosco
non mi riferivo a te ma a certa gente che mi fa incazzare con il settarismo da 4 soldi
ti dicono che devi studiare i loro cazzo di libri di economia del 1° anni scelti dal sistem dominante
o che se un articolo è di Giannino ci pisciano sopra e non lo leggono
statalisti e liberali INTELLIGENTI E NON SETTARI CON IL CERVELLO LIMIMITATO
CE NE SONO TANTI
E SARANNO LORO A FARE LA DIFFERENZA (spero...)
alrimenti sarà il ritorno al medioevo ed alla santa inquisizione e TUTTI AVREMO PERSO
un cordiale saluto
GRANDISSIMO FUSTACCIO68!
MI DAI SPERANZA...
finalmente qualcuno che esce dai vecchi schemi contrappositivi ed ha capito che le cose sono cambiate
grande!
se tutti capissero come te AVREMMO TUTTI FATTO UN PASSO AVANTI
SIAMO IN TERRITORIO INESPLORATO ED USARE IL VECCHIO BASTONE DA PASSEGGIO NON SERVE PIU'
guardatevi sto video così vi rilassate un po'
http://www.youtube.com/watch?v=SzUoAfcyPsk
Caro Beato, ammesso pure che l'Italia sia come il terzo mondo (e io non lo credo), perchè mai un mercato da terzo mondo (perchè se siamo da terzo mondo lo siamo in tutto) dovrebbe essere salvifico, e non essere invece fallimentare in quanto mercato da terzo mondo?
no
non siamo terzo MOndo in tutto
non fare il settario-integralista?....
ABBIAMO ALCUNE CARATTERISTICHE DA TERZO MONDO...
e sono caratteristiche che pesano, purtroppo
Sono d'accordo con Fustaccio e Beato, dico solo che quando ti muovi in un terreno inesplorato devi avere un riferimento, una stella polare.
Magari non riuscirai mai ad arrivare alla stella ma ti muoverai nella sua direzione. La stella per me sono i principi liberali, non solo in economia.
Questo ovviamente prescinde da un blog economico ma due chiacchiere in compagnia fanno sempre piacere :)
ottimo giovanni
concordo sulla stella polare
per guidarci in territorio inesplorato e darci consiglio
ma non sul rogo dei libri all'indice...;-)
CARO LETTORE, PRIMA DI COMMENTARE IL POST, FAI LA TUA PARTE...E CLICCA SU TUTTI E DUE I VIDEO PUBBLICITARI CHE TROVI IN ALTO NEL BLOG
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Lo stato è da terzo mondo, il mercato no... Ah vabbè... allora vale tutto...
ecchecazzz calamar!
stato e mercato non SONO la stessa cosa
anzi sono spesso e volentieri i poli OPPOSTI!
ma come ragioni...?
mica siamo di fronte alla lettura della Genesi e della Creazione....
un salutone
No. Non sono la stessa cosa e non sono neanche poli opposti. Sono parte di un tutto, mi sembra evidente. Ma vedo che ti fa comodo definire il male lo stato (terzo mondo) e il bene il mercato (non terzo mondo). Questa non è analisi. Questa è ideologia.
la tua è ideologia
ed anche olistica della peggior specie
ma quando uno accusa l'alro di ideologismo
specularmente...
siamoalla frutta
amen
sono su poli opposti ma interagiscono
concordo
simo nel campo della sintesi degli opposti
dell'interazione delle diverse polarità
ma mentre noi scriviamo tutte queste belle cose
l'HFT sta inkulando sia te che me che tutti gli altri
svegliamoci!
tra parentesi Caro Calamar
sei un sostenitore attivo di questo Blog?
Perchè sai...senza sostegno attivo questo spazio non ci sarebbe e io non potrei dedicare tutto questo tempo a discutere con voi...
silenzio....;-)
Se per sostenitore attivo intendi cliccatore di video, si! ho fatto la mia parte.
Per il resto... amen.
per il resto amen un CAZZO!
il sostegno attivo è primario per l'informazione indipendente che tale vuole rimanere
ma è il solito menefreghismo genetico di voi webbettari
e ci devo fare i conti in modo pragmatico
senza quelli che non hanno detto amen come TE... non saremmo qui a perdere tempo in due
ed a scrivere commenti su commenti in questo spazio che non ci sarebbe più
ma poi parlate agevolmente di massimi sistemi, di statalismo vs. liberismo, di olismo degli approcci epistemici
senza nemmeno mai muovere un dito!
senza mai sostenere nulla
e pensate che su due video da cliccare
il primo viene cliccato il doppio del secondo
perchè poi avete già il vostro cazzo di ditino stanco...
e ve tornate a sbattervene le palle...
anche se siete tanto bravi a pontificare nel mondo virtuale sulle spalle della fatica quotidiana altrui...
e pensate che già state cliccando in generale i video la metà delle volte di 4 giorni fa...ohhh come siete stanchi.....
Un applauso al popolo web CHE NON ESISTE...siete solo ombre virtuli che non fanno la differenza (COME ME DEL RESTO...)
...ovvero siete(/siamo?...)una delle principali CAUSE DI QUESTA GRANDE CRISI
bravi clap clap clap
quello che conta veramente sono le donazioni libere
che ci rendono veramente indipendenti a tutti i livelli
la pubblicità è un di più ed è condizionante in vari modi
ma adesso torniamo a pontificare si statalismo che è un tutt'uno con il mercato etc etc
Ecchecazzz Beato... Menefreghismo, Webbettari... Bah... Forse non ci siamo capiti. L'amen era riferito al tuo "siamo alla frutta amen".
Per quel che riguarda le donazioni, proprio in quanto tale la donazione è libera e la faccio quando voglio io e a chi dico io. E possibilmente anche in forma anonima.
lo capite che ci tagliate le palle da soli a non sostenerci attivamente
miopi deficineti che pensate di fare i furbetti in rete e di riscattarvi dalle sfighe e gabelle quotidiane....
ecco qua mipoi...e mettetevi gli occhiali...
http://crisis.blogosfere.it/2012/09/lucia-annunziata-i-blogger-schiavizzati-e-per-motivi-capziosi.html
ecchecazz calamar
ma lo capisci che mentre voi dissertate su se e ma
e fate tutte le eccezioni del caso su donare o no (normalmente sono solo scuse e schermi...)
mentre altri (pochi...) invece donano senza se e ma e ci sostengono
I VERI BLOGGER INDIPENDENTI RISCHIANO DI CHIUDERE
e poi rimanete in mano al sole24 ore
a canale 5
ed ai finti blogger-bancari-mascherati che si riciclano sul web per vendere meglio i loro prodotti bancari attraverso nuovo canale?
poi fate voi..
cazi vostri e cazzi nostri...
amen
Guardate che i video si possono cliccare, mettere mute e leggere tranquillamente i post...sostenitore attivo che non ha il dito stanco
Cari Saluti
caro Lorenz X
guarda ti ringrazio
ma non ha senso cambiare il venticello dei lettori web volubili e menefreghisti in qualcosa di più attivo e concreto, che possa fare la diferenza
non funziona per il blog stesso che ha trasmesso un po' di fuggevole consapevolezza che basta una mosseta di Draghi e tutti di nuovo nella banchetta sotto casa mentre perdono i posti di lavoro ed i loro figli non hanno chances...
e non funziona ovviamente per il sostegno dello stesso blog
il Web non ha senso per queste cose ma va bene per Clio e per i suoi make-up da ragazzine mantenute dai genitori che faranno le torie per comprarsi un iphone 5
ed lei ha 100 milioni di accessi sul suo canale youtube
e non sa nemmeno parlare italiano
e non ha nemmeno una dizione decente ma si mangia le parobe
la civiltà occidentale è in DECANDENZA
ed il web è L'AVANGUARDIA DI QUESTA DECANDENZA...
me compreso che ho sbagliato canale sperando nella fuffa vortuale di un uditorio virtuale e che non fa la differenza
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