venerdì 20 marzo 2009

Creatività ed Influenza Americana


A Bruxelles sono presenti in questi giorni il nostro Presidente del Consiglio Berlusconi ed il Ministro dell'economia Tremonti in occasione del Consiglio UE.
Non ho resistito alla tentazione e Vi ho selezionato alcuni gustosi stralci delle loro dichiarazioni che lascio alla vostra amena lettura senza necessità di commento.
Per par condicio, non mancherò di riportare ameni stralci del campo avverso.

Berlusconi: I provvedimenti che il governo italiano sta preparando per uscire dalla crisi economica sono "molto più creativi" di quelli che gli altri Paesi europei stanno predisponendo.
"Conosciamo uno per uno i provvedimenti che sono stati assunti dagli altri Paesi europei meno tempestivamente di quanto abbiamo fatto noi. Quello che stiamo preparando - in aggiunta al già fatto - è molto più creativo di quello che stanno facendo Paesi a noi collegati. Sono io che darò qualche idea agli altri e sono sicuro che sarà ascoltata con molta, molta attenzione" durante il Consiglio Ue che si apre oggi, ha risposto Berlusconi ai cronisti che gli chiedevano se cercherà consigli su come affrontare la crisi.

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La crisi globale economica è come una malattia i cui effetti collaterali ancora non li conosciamo e non sappiamo come si manifesteranno; visto che la crisi è partita dagli Stati Uniti potremmo chiamarla l'influenza americana.
Lo ha detto Silvio Berlusconi nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio Ue di Bruxelles.

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha invece parlato degli interventi italiani che sono "modulari, progressivi, appropriati".
Il ministro del Tesoro ha indicato alcune caratteristiche della crisi attuale: "La crisi è mutante: si è mostrata come economica e finanziaria, è diventata europea... noi stiamo rispondendo con una politica che è molto modulare. Se quindi mi chiedete: stiamo seguendo la crisi? Sì. Come? Con un intervento modulare, progressivo, appropriato".

A questo punto è intervenuto Berlusconi che ha sottolineato come la crisi sia "come una malattia che si è manifestata ma della quale non conosciamo ancora tutti gli effetti collaterali: potrebbe esserci inappetenza...".
Una giornalista ha quindi interrotto dicendo se questa malattia venuta dall'America potremmo dunque chiamarla "l'influenza americana", echeggiando altre influenze stagionali che hanno spesso il nome di aree geografiche e Berlusconi ha risposto con un sorriso: "Sì".

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