sia quelli che sono perfettamente consapevoli ed intanto ci mangiano e ci campano sopra (ma tra un po' rischiano di far morire l'organismo dal quale traggono nutrimento...)
sia quelli che coltivano con purezza l'idea di Stato,
difendendoLO eroicamente anche dai vari Fiorito (si dimenticano però che non sono solo i generali ed i colonnelli a non funzionare...ma è anche tutta la categoria dei sotto ufficiali e spesso la truppa stessa...) e difendendoLO dagli assalti del "cattivo" neo-liberismo (che però in Italia non s'è mai visto...se non nella forma "in combutta con lo Stato"...ovvero il peggio del peggio di entrambe le realtà...)
In Italia purtroppo l'applicazione dell'idea di STATO incontra maggiori difficoltà che altrove........
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L'INFORMAZIONE INDIPENDENTE NON GODE DEL PRIVILEGIO DEI SUSSIDI STATALI.
CARI LETTORI, PRIMA DI CONTINUARE A LEGGERE IL POST, FATE LA VOSTRA PARTE: CLICCATE SUI DUE VIDEO PUBBLICITARI
Laddove per tradizione socio-culturale prevalgono l'interesse personale, le relazioni familiari ed i rapporti clientelari...lo Stato risulta come minimo assai poco efficiente, se non addirittura una pesante palla al piede per la parte produttiva della società e dell'economia.
Nei suddetti contesti socio-storico-culturali risulta assai difficile cedere qualcosa (qualsiasi cosa...) a favore di un'Entità costituita da tutta la comunità nazionale (lo Stato) che viene percepita astratta e lontana...se non addirittura vessatoria e ladrona (anche perchè spesso e volentieri lo è veramente...e pure da secoli...).
E dunque far funzionare in modo efficiente lo STATO diventa impresa assai ardua.
Con questo non voglio certo affermare che il concetto di STATO vada mandato al macero né che sia inapplicabile in Italia....
ma solo sollecitare una sana riflessione, soprattutto nelle menti più condizionate dal concetto mitologico di Stato invece che da una visione pragmatica dello stesso.
In Italia una bella iniezione di neo-liberismo (inteso come nell'articolo sotto riportato) farebbe bene anche al concetto stesso di Stato e lo rivitalizzerebbe...
Vi sembra paradossale?
A me no...
Ma io non sono preda dell'integralismo religioso, né in un senso nè nell'altro...
“La crisi dell’Italia? E’ fatta in casa”
22/10/2012 - Clientelismo, corruzione, protezione dalla concorrenza e troppa burocrazia sono i principali mali dell'economia del nostro paese per il più importante quotidiano della Svizzera La crisi dell’Italia? L’euro c’entra poco con le difficoltà economiche del nostro paese.
E’ l’analisi di Tages Anzeiger, il più diffuso quotidiano elvetico di qualità, che rimarca come molti dei problemi italiani siano precedenti alla scoppio della grande recessione.
CODICE DELLA PASSIONE - Tages Anzeiger dedica un lungo approfondimento ai tanti problemi dell’economia e della società italiana, che hanno aggravato la crisi che ha colpito in particolar modo anche gli altri paesi mediterranei.
L’articolo, scritto dal corrispondente italiano di Tages Anzeiger, quotidiano zurighese di simpatie progressiste, rimarca quanto sia problematico comprare oggetti in Italia.
“Quando sono stato a Budapest e ho comprato un disco cinque persone hanno registrato il mio acquisto. Lì ho capito il fallimento del socialismo reale. In Italia senza il codice fiscale non si può affittare una casa, nè aprire un conto in banca o comprare un cellulare. Quando l’ho scoperto, ho capito che l’Italia stava organizzando da sola la sua crisi”.
Per entrare in possesso di un codice fiscale ci vuole almeno mezza giornata, e per questa operazione sono impiegate persone il cui lavoro appare come insensato, rimarca Tages Anzeiger. “Ho perso sei ore in attesa, quando per darmi il codice fiscale allo sportello ci hanno messo in realtà cinque minuti”.
EURO NON C’ENTRA - La crisi dei debiti sovrani c’entra poco con le attuali difficoltà italiane.
La tesi classica degli economisti progressisti, sposata da Tages Anzeiger, è che la recessione ha fatto esplodere le divergenze economiche tra i paesi europei accumulatesi negli anni precedenti.
Nella periferia l’inflazione è cresciuta assai più che in nell’area core, Germania in primis, a causa dei massicci afflussi di capitale.
Questa crescita dei prezzi ha reso sempre più caro il costo del lavoro, e quando la crisi è arrivata, le merci dei paesi periferici sono diventati di colpo troppo care, aggravando così le difficoltà delle loro economie.
Siccome l’euro non si può svalutare come le monete nazionali, il processo di deflazione interna perseguito per recuperare competitività ha reso ancora più doloroso l’aggiustamento dei prezzi alla nuova situazione.
Questa spiegazione per Tages Anzeiger ha senso per Spagna o Grecia, ma l’Italia invece ha creato i suoi problemi in altro modo.
Il nostro paese, rimarca il quotidiano elvetico, cresce meno dei suoi partner europei da ormai vari decenni, e soffre per le difficoltà del suo mercato interno.
L’export italiano, a differenza di quello degli altri paesi mediterranei, in realtà non dimostra di soffrire in particolar modo la concorrenza della Germania.
PROTEZIONE E CLIENTELISMO - Tages Anzeiger evidenzia che il mercato del lavoro italiano è diventato troppo rigido dopo l’introduzione dello Statuto dei Lavoratori, modellato sull’articolo 1 della Costituzione. “I sindacati e i tribunali del lavoro non si preoccupano di solito che l’occupazione sia presente, ma difendono solo chi è già impiegato”.
Questo ha portato alla degenerazione di giovani assunti solo con stage o contratti temporanei pagati molto meno rispetto agli altri assunti.
Anche il nanismo delle imprese, un problema atavico del nostro paese, dipende anche dalla regolazione del mercato del lavoro, che non crea occupazione.
“Il mercato del lavoro italiano si adatta bene ad una società che si preoccupa di tutelare sopratutto chi ha già.
Ad una casta politica di cleptocrati, ad un’economia clientelare per la quale valgono molto più le relazioni che le performance aziendali.
Oppure a professori universitari, che regalano i loro posti ai membri della loro famiglia.
NIENTE CONCORRENZA, TANTO CRIMINE - Per Tages Anzeifer gli italiani evitano la concorrenza “come il diavolo l’acqua santa”.
Secondo le statistiche dell’Eurostat l’80% degli italiani cerca il proprio lavoro tramite i propri contatti e non con l’invio di Cv.
Ecco perché chi non ha questa vitamina B fugge all’estero.
La mancata concorrenza si estende in ogni settore del mercato interno, incrostato da pratiche clientelari ed eccessive regole che penalizzano i consumatori.
Non solo il mercato del lavoro è poco flessibile, ma anche dottori, ingegneri, avvocati ed altri liberi professionisti sono altrettanto immuni dalla concorrenza.
Lo stesso Berlusconi creò il proprio impero televisivo impedendo l’arrivo di concorrenti esteri.
La forma più alta di clientelismo è però la criminalità organizzata, che in Italia è sempre più diffusa.
Ma anche dove non arrivano le mafie, il modello clan domina l’economia italiana, come rimarca a Tages Anzeiger Sergio Rizzo, giornalista del Corriere della Sera autore de “La Cricca”.
La burocrazia di stampo babilonese fa il resto, rendendo assai più difficile la vita degli italiani.
QUALE CRISI - Il quotidiano elvetico rimarca come ” sarebbe meglio se l’Italia trasferisse direttamente il denaro alle persone invece che creare lavoro inutile all’interno della sua amministrazione, che danneggia sia gli operatori economici che gli altri cittadini”.
Una considerazione che vale per ogni parte d’Italia, ma sopratutto per il Sud.
In alcune regioni come la Sicilia lo stato è spesso il principale datore di lavoro, e l’alta disoccupazione che sfiora il 50% non è in realtà una novità regalata dalla crisi, ma precedente all’attuale recessione.
La feroce opposizione alle timide riforme tentate dal governo di Mario Monti però non depone bene per l’Italia secondo Tages Anzeiger.
“Il presidente del consiglio paga un elevato prezzo per aver introdotto cambiamenti nel mercato del lavoro o nel sistema previdenziale evitati dalla classe politica negli ultimi 10 o 15 anni.
La crisi generale che ha colpito l’Occidente rende queste riforme ancora più dure.
Ma almeno ha reso evidenti le debolezze create in casa, che minacciano di strangolare l’Italia nel prossimo futuro”.
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29 commenti:
Bè BT il ragionamento dell'Anzeiger è un ragionamento che oramai fanno tutti. Tuttavia non penso sia giusto chiamare neo-liberismo la lotta alla corruzione, la sburocratizzazione e l'abbattiemnto del clientelismo. Insomma, nei paesi scandinavi vi è un sistema social-democratico che è il contrario del neo-liberismo e nonostante ciò la corruzione e il clientelismo sono sempre stati affrontati e battuti (poi non lò magari anche in Svezia ci saranno casi come quello italiano e se ci sono: aaaaaaaargh!).
Ma come tu hai spesso cercato di dire in questi post oramai i tempi sono cambiati e concetti come neo-liberismo sono tipici dell'arcaica e inutile dialettica destra-sinitrsa (non che io stia cercando di catalogarti, lungi da me).
Insomma, chiamiamole come volete ma queste cose che dice l'Anzeiger non sono cose neo-liberiste, sono cose da fare e basta anche perchè nella mia opinione il neo-liberismo significa tutt'altra cosa.
alla faccia che non è un pezzo neo-liberista...!
ci sono quasi tutte le critiche classiche neo-liberal
come la rigidità del mercato del lavoro, l'alleggerimento della macchina statale, la mancanza di concorrenza, il fare cartelli danneggiando i consumatori, la riforma del sistema previdenziale...
insomma c'è proprio TUTTO L'ARMAMENTARIO NEO-LIBERALE
condito da critiche peculiari al tessuto socio-politico-statale del nostro paese
come corruzione, clientelarismo, mafia etc
ma sonolo queste sfumature in più vanno oltre il neo-liberal come giustamente dici e sono valide sempre
anche se alcune di esse prosperano meglio nel sistema statalista...
Perchè, c'è qualcuno al mondo che ancora non è neoliberista?!
Ibridazione fra neoliberismo e statalismo? Mi viene in mente il Governo Monti. Ti raccontano di essere dalla parte della gente e intanto ti vendono il culo al miglio offerente. Splendida sintesi. Annullare la sovranità degli stati da dentro per regalarla ad emanazioni della finanza, del neoliberismo, delle banche, come la BCE.
ho l'impressione che sia necessario mettersi d'accprdo su cosa s'intende per neo-liberismo...;-)
ciascuno ha la sua idea e ci mette dentro tutto o nulla...
io comunque tutto sto neoliberismo non lo vedo proprio...
le banche centrali sono un concetto statalista e dirigista
la finanza e le banche sono colluse con i governi e gli stati (finanza di stato?)
la MPS che non viene lasciata fallire è statalismo
Mussari che dopo aver fatto fallire MPS va all'ABI non è neoliberismo
gli USA che hanno tamponato le mega-banche fallite non sono stati certo neo-liberisti
il concetto di too big to fail non è certo neoliberista
il cartello dei traghetti sulla Sardegna che ha raddoppiato i prezzi non è neo-liberismo
la strategia di Monti che carica di tasse ancor più i cittadini è taglia pochissimo le spese non è assolutamente neo-liberismo
devo andare avanti?
c'è stata solo qualche sfumatura sulle pensioni e sul mercato del lavoro
e stop
il liberismo non esiste in nessuna parte del mondo altrimenti le banche in america e in europa sarebbero fallite....se esistesse il liberismo lo stato detterebbe solo le regole per evitare cartelli,monopoli,oligopoli,posizioni dominanti etc. e poi se fallisci sono caxxi tuoi....invece tutti bravi a fare privatemente i profitti ma poi quando devono fallire diventano improvvisamente statalisti....e chiedono aiuto allo stato (in questo le industrie automobilistiche e le banche,due simboli dell'attuale sistema capitalistico-finanziario non differiscono per niente)...ovviamente questo vale solo per chi è grande abbastanza e può fare lobbismo o pressione....i piccoli imprenditori e chi lavora in modo autonomo si devono attaccare al tram.....in altri termini il liberismo funziona solo per i poveracci per gli altri è un socialcapitalismo tipo bancomat (in altri termini loro vincono sempre)....poi sono d'accordo che lo statalismo non è la soluzione perchè crea altre tremende distorsioni....se vorremo salvarci dovremo inventarci qualcosa che prenda il meglio del capitalismo e lo coniughi con il concetto socialista di funzione sociale dell'impresa.....in questo il capitalismo tedesco che fa partecipare i lavoratori alla gestione dell'azienda mi sembra un buon inizio....
Vedi BT forse questa è la prova che il neo-liberismo non esiste. Dato che dopo aver fatto liberalizzazioni selvaggie, come quelle bancarie che hanno creato grandi concentrazioni come Goldman e Lehman (ma il neolibersimo non era contrario ai monopoli?) e poi quando è arrivato il patatrac hanno usato i soldi dei contribuendi per parare il culo a questi grandi self-made-men che pensavano solo ai quadri e alle opere d'arte mentre la nave affondava.
Come spesso dici qui il problema non è economico è antropologico: homo homini lupus; guerra dell'uomo contro l'uomo. Per frenare tutto ciò hanno inventato dalla notte dei tempi ad oggi tutte le grandi strutture di oggi. Hanno inventato lo stato, hanno inventato il mercato, hanno inventato la democrazia, hanno inventato il fascismo, il nazismo, il comunismo il neo-liberismo, la social-democrazia, il liberal-socialismo il social liberalismo e chi più ne ha più ne metta. Ma tanto è tutto inutile, è tutto organizzato dagli uomini lupo, niente sarà mai perfetto tutto agirà secondo la convenienza.
E comunque, riprendendo sempre dal tuo ultimo commento è vero si che ciò che è stato fatto non è neo-liberismo, ma, non per fare l'avvocato del socialismo, non penso siano manco cose da socialismo statalista. Perchè prima di tutto nei paesi socialisti le tasse non esistevano, tutte le attività erano in mano allo stato quindi fenomeni collusivi non possono esistere (a livello tra privato e pubblico intendo). Quindi secondo queste cose realizzate potrebbero essere definite da corpoativismo-fascista, con l'unica differenza è che ancora non abbiamo visto le camice nere sfialre in piazza. Ma non preoccupatevi anche a quello ci arriveremo.
Caro Beato,
il problema non è tanto quello del modello economico quanto quello del tasso di disuguaglianza e dello scarto tra le fasce sociali. Quando questi, come oggi, sono drammaticamente alti, è altrettanto elevata la percentuale di persone su cui si scaricano gli elementi negativi dei modelli economici, di tutti i modelli economici.
Chi è al vertice della piramide, semplicemente sta al di sopra e, oggi più che mai, trae enormi vantaggi da queste sperequazioni.
In questa situazione i principi fondamentali del neo-liberismo, come la concorrenza e la deregolamentazione, diventano cappe insopportabili.
Resta imprescindibile, secondo me, il bisogno di un'istanza collettiva (se non ci piace la parola stato, chiamiamola in un altro modo)che assicuri un plafond di chiarezza istituzionale, il rispetto delle regole e conceda a tutti un salvagente minimo di garanzie.
Naturalmente,su di essa va attuata una severa vigilanza in modo che siano garantiti al massimo il merito, la trasparenza e il ricambio.
Ma quando i vertici della società si sentono (e sono) intoccabili non si tratta di statalismo o di neo-liberismo ma, semplicemente, di occupazione.
esatto kyofu
il neoliberismo c'è un po' qua ed un po' là
ma ultimamente è svanito
MA TUTTI LO CRITICANO PESANTEMENTE E GLI DANNO LE COLPE...:-)
capito il giochino?...;-)
guarda che il neo-liberismo prevede uno stato iper-leggero ma arbitro inflessibile
ed imparziale...
pensaci su caro Massimo....
ottime riflessioni caro firstem
qui il problema si fa complesso
coinvolge la globalizzazione selvaggia ed il WTO come camera dei bottoni delle lobbies globali e trasversali
e qui il neoliberismo mostra tutti i suoi limi MA ANCHE LO STATALISMO
è quello che spiegavo, come sia necessario andare oltre ai modelli classici
la globalizzazione e la finanziarizzazioni li ha resi obsoleti e non so che soluzione ci sia...
per esempio:
neoliberismo: lo stato fa da arbitro inflessibile e mette regole su questo e quello
risultato=chi si becca regole chiude ed apri in Mongolia che non le applica...
Ma infatti. Purtroppo queste cose le fonti ufficiali le hanno sempre etichettate come neo-liberismo, Berlusconi mi pare si definisse neo-liberista no? I suoi giornali quando parlavano di queste cose le ritenevano neo-liberiste, e anzi la lotta alla corruzione erano cose da non fare.
Il neo-liberismo non esiste, è una facciata, un'utopia. Almeno per me è così.
come è un'utopia?
rappresenta l'ssenza dell'uomo riportata a livello di sistema
piuttosto è il concetto puro di stato che è un'utopia...una costruzione...
il neoliberismo secondo me non è un sistema puro ma una filosofia da adottare
che però va combinata con uno stato minimo ed abitro integerrimo
in teoria srebbe così
Appunto, in teoria, ma nella pratica non è mai stata applicata, o se è stata applicata in modo sbagliato e ha apportato storture (vogliamo parlare degli USA? Bel neoliberismo hanno fatto in questi anni).
Io non sono un filosofo, non ho preparazione umanistica purtoppo. Io credo che utopia significhi un qualcosa di irrealizzabile, e quando si prova a realizzarla finisce per fare casino. Se invece significa qualcos'altro, prego, delucidami tu.
ottimo articolo BT
(anche se il link “La crisi dell’Italia? E’ fatta in casa” non funziona)
In teoria si, ma in pratica nel neoliberismo alcune regole di base andrebbero adottate da tutti gli stati.
Esempio: l'italia e la mongolia son 2 stati minimi neoliberisti, con poca burocrazia.
Solo che investire in italia costa di piu' perch'e lo stato garantisce dei diritti (es orario di lavoro, ferie) e servizi minimi (sanita' e polizia, nulla di esagerato) ai suoi cittadini.
In mongolia invece investire costa poco perche' ci son gli schiavi e gli squadroni della morte a proteggere chi ha i soldi.
A questo punto ci saran piu' investimenti in mongolia il cui pil crescera' a manetta, mentre l'italia arranchera'.
ma in questo caso quale sarebbe la colpa dell' italia, quella di non usare gli schiavi?
Purtroppo siam sempre li, se certe regole o filosofie non son applicate ovunque allora ci sara' sempre chi cerchera' di bypassare...
ottimo Franz
proprio così
come dicevo la globalizzazione ha reso molti modelli superati
e di difficile applicazione
perchè non si metteranno mai tutti d'accordo du regole globali
e non so come uscirne
sinceramente
massimo
come dicevo secondo me è un approccio il neoliberismo
è stato raramente applicato a magari per periodi circoscritti perchè prevale sempre lo statalismo delle caste e dei parassiti
ma per es. negli USA c'è stato, adesso molto meno
ed anche in Germania cè una buona ibridazione
comunque questo post serve proprio a stimolare riflessioni comuni
non ho nessuna verità o soluzione in tasca
purtroppo...:-)
è uno spunto
Eh si io uno spunto ce l'avrei ma mi sa tanto che ormai dopo 2500 anni si è spuntato.
Partiamo subito evidenziando che lì dove si sono avute le liberalizzazioni c'è stata perdita del valore aggiunto che le aziende di stato avevano. Possiamo pensare all'IRI, all'ENI, al sistema bancario, alla Cassa del Mezzogiorno e a tutti quei comparti che lo stato controllava dalla fine della guerra e che l'eredetà del fascismo aveva lasciato (il padre crea, il figlio mantiene e il nipote disfa). Questo non è lontano dalla realtà dei fatti.
Lo statalismo becero pseudo-comunista/socialista/idealista non rappresenta attualmente una soluzione ai nostri problemi sociali-economici-politici-finanziari. Potrebbe funzionare nel brevissimo periodo per mettere al loro ordine i pezzi del mosaico Italia, ma alla lunga ricrerebbe una situazione degenerata. Quindi che fare?
Il liberismo o neo-liberismo preclude una una cosa fondamentale: il benessere comune.
L'articolo svizzero quando critica le nostre pecche, perde di vista un concetto fondamentale: l'Italia è stata costruita con l'aiuto della malavita, sin dal 1861. Su questo aspetto si dovrebbe fare un punto di riflessione, ma non essenedo questa la sede giusta, credo che sia corretto però conoscere le origini del male che ci affligge.
Facile la critica dall'alto, ma come ogni buon medico indica la diagnosi non può fermarsi ai soli sintomi senza capirne l'origine, poiché solo conoscendola è possibile la cura.
E' sufficiente infatti, proprio in virtù dell'aspetto malavitoso della nostra politica e della sua origine, conoscere come sono state costituite le regioni, come si sono costituiti gli enti di bacino e di controllo del territorio, come sono state realizzate le legislazioni al fine di costruire attorno a quei feudi (regioni, enti regionali, provinciali e comunali) barriere insormontabili insuperabili che hanno impedito lo sviuluppo e l'efficenza dell'Italia. Ora che il sistema sembra andare a pezzi, ora che alcuni toccano con mano il ruvido aspetto della disoccupazione, si alza lo sguardo dal piatto su cui si mangiava e ci si accorge che non eravamo intenti a consumare un pasto in un magnifico ristorante, ma in una lurida e fatiscente stamberga gestita da lazzaroni e malavitosi senza mai chiederci come e chi erano i cuochi, da dove proveniva il cibo ecc.ecc.
Adesso quindi abbiamo più tempo per farci domande, di imprecare, di criticare e tutti solo per una cosa: la propria pancia.
Fintanto quindi che l'italiano penserà alla sua e sola pancia, caro Beato, cosa vuoi che si possa fare? Stato o mercato in Italia hanno il valore di una scommessa fatta all'angolo di un'area di parcheggio.
partiamo subito male...:-)
...Partiamo subito evidenziando che lì dove si sono avute le liberalizzazioni c'è stata perdita del valore aggiunto che le aziende di stato avevano....
ma dove lo vedi il valore aggiunto delle aziende di stato?????????
indebitate fino al midollo a spese del nostro debito pubblico....
e poi privatizzate per finta alla cazzo di cane??
di nuovo non trovo traccia di neoliberismo cattivo cattivo nemmeno qui
ma piuttosto di mafia e clientele....
"Tages Anzeiger evidenzia che il mercato del lavoro italiano è diventato troppo rigido dopo l’introduzione dello Statuto dei Lavoratori, modellato sull’articolo 1 della Costituzione". Sarà. Ma stiamo ai fatti : nella decade degli anni '70,l'Italia superò di poco il Giappone(6,8% a 6,5) come crescita media annua dell'output per ora,con Francia, Germania e USA e Uk ben dietro di noi,poi dagli anni '90, coi primi grossi interventi di flessibilizzazione del mercato del lavoro, si crolla progressivamente ( dati US Labor dept).Vedo dei nessi un po' più complicati rispetto a quelli che dice il Tages A.
sì littled
hai ragione
e torniamo sostanzialmente alla globalizzazione selvaggia del WTO e delle lobbies trasversali...
sostanzialmente dico
perchè l'Italia ha fatto svariate altre cazzate
stratificate per anni ed anni
dunque diciamo che una bella fetta di responsabiità ce l'abbiamo anche noi, ma non tutta come dice lo svizzzzero
Beatorider,grazie per la risposta.In realtà, a mio modo di vedere,come Italia e Italiani abbiamo anche tutta la responsabilità, ma in modo diverso da ciò che dice lo svizzero. Fatte salve le parti su corporativismo, clientelismo,crimine, ecc, altro che l'euro non è uno dei punti principali!Mettiamola che "chi nasce rotondo non muore quadrato" :dopo essere affondati nel '92 sul "pre-euro" con banda d'oscillazione ristretta, ci siamo reinfilati nel tunnel come se niente fosse.E allo svizzero che ci parla di esportazioni e ci distingue dai cuggini mediterranei vorrei semplicemente ricordare il cronico squilibrio della bilancia dei pagamenti, non a caso "sanatosi" solo nel periodo successivo al '92 con la svalutazione.Si può esportare finchè si vuole ma se poi si importa di più e non si può evidentemente svalutare, beh, prima o poi il guano ti sommerge, si ritorna alla deflazione interna ecc.Il punto non è se nell'export soffriamo la concorrenza tedesca, il punto (non l'unico, chiaramente) è che la Germania come paese-core ha avuto un surplus ,sempre nella bilancia dei pagamenti, con noi e i cuggini di cui sopra.Dopodichè concordo sul tuo richiamo al Wto e alla stratificazione delle cazzate, anzi questo che stavo dicendo voleva essere una minima esemplificazione delle svariate cazzate a cui accenni, dal punto di vista strutturale.
Hai scritto:
"di nuovo non trovo traccia di neoliberismo cattivo cattivo nemmeno qui
ma piuttosto di mafia e clientele...."
Beh...il confronto va fatto su come stavano le aziende prima delle privatizzazioni (indebitate è vero, ma con la moneta di stato) e dopo nel mare magnum degli spezzatini clientelari. Guarda caso tutti gestiti dai soliti biscazzieri dell'alta finanza.
Per citarne alcune solo nel sistema bancario si pensi alla Banca Nazionale del Lavoro, alla Banca dell'Agricoltura, alla Banca Commerciale Italiana...e capire come sono state depredate, affossate, vendute e lasciate all'Italia vuote cariche di debiti che la collettività sta ancora pagando, ma questa volta con una moneta non più sovrana.
Mah?!...forse liberisti e neo-liberisti hanno delle buone maschere con cui ingannare
oppure caro 4realinf
non sono neoliberisti
ma la propaganda li etichetta così...;-)
Non sono d'accordo su questo punto. Insomma, se tu vedi un banchiere che ha usufruito di aiuti di stato è un pò difficile che dica di essere uno statalista. Te lo vedi Profumo andare in giro a dire "Hasta la victoria siempre"? :-)
Poi ricordo che i cosiddetti neo-liberisti italiani sono stati quelli che hanno favorito i monopoli e le concentrazioni salvo poi rinnegare tutto ora che la barca affonda.
Forse sarà la propaganda che li etichetta così ma loro non fanno niente per smentirli, almeno non a parole.
Per concludere ritengo che è vero che ci voglia uno stato più leggero, meno asfissiante e più giusto ma è suo dovere porre tutele a favore dei più deboli, come in Germania, si.
Magari con cose nuove, ad esempio sulla delocalizzazione si potrebbe imporre agli imprenditori che vogliono delocalizzare di cedere i propri stabilimenti ai suoi vecchi dipendenti. Mi sembra abbastanza liberale come proposta, si evita di mandare a casa centinaia di persone e si aiuta il rinnovamento del ciclo produttivo.
Poi ad esempio riguardo alle banche, molti propongono le nazionalizzazioni perchè giustamente dicono se proprio dobbiamo dare soldi per mantenerle in vita allora perchè i cittadini non possono godere dei profitti bancari invece di pagare solo le perditi come tanti emeriti scemi?
Un'altra alternativa molto liberale potrebbe invece essere di porre un limite dimensionale alle banche e separarne l'attività nel breve e nel lungo. Quest'ultima mi sembra una buona idea e posso portarti un'esperienza personale a favore di questo punto. Un mio parente lavorava in una piccola banca cooperativa nelle zone di Catania e Siracusa e andava benissimo. Poi se l'è presa la Montepaschi ed è andato tutto a b...ne.
Che dici, sbaglio?
Un concetto di stato che molti hanno perso di vista, ma che il falso luccichio del denaro ha obnubilato.
Lo stato ha il dovere di difendere i più deboli, di aiutare l’economia e di indirizzare le scelte sociali ed economiche al fine di un migliore benessere sociale. Egli non è pervadente, ma attento e sorvegliante, lascia al libero arbitrio l’organizzazione della società e degli uomini che la compongono, ma indica il vettore sul quale indirizzare i propri sforzi.
I grandi progetti e le grandi idee sono totalmente assenti in questa bieca società ed anzi osteggiati dai vari gruppuscoli politici e sindacali (non mi riferisco al Ponte sullo Stretto che è un’opera inutile e dannosa per tutti, ma per esempio alla distruzione dei nostri porti commerciali, alla costruzione di una flotta mercantile che rivalerebbe su quella di altre nazioni portando enormi guadagni e benessere per tutti).
Lo Stato è quindi attore primario in tutte le risorse per la vita dei suoi abitanti, nelle telecomunicazioni, e nei trasporti (marittimi, ferroviari e stradali), così come nei beni essenziali della popolazione: aria, luce, acqua ed energia. Lo Stato è attento nella libera istruzione così come nella sanità, ma è altresì oculato, e feroce nelle manchevolezze; nei suoi organi, è costituito da individui liberamente assunti in funzione delle capacità e delle professionalità richieste nelle mansioni, ma non è garante in assoluto. Chi sbaglia paga.
Non è né uno stato socialista e nemmeno uno stato comunista, ma uno nel quale la funzione pubblica ha la determinante radice nel rispetto del bene comune, nella responsabilità individuale e nel rispetto della giustizia.
L'impresa privata in questo contesto dovrebbe solo che gioire, proprio perché dietro alle sue spalle c’è un attento osservatore che non agisce per conto di qualche banda di manigoldi, ma è attento sorvegliante che le attività della libera impresa non ledano gli interessi della popolazione e favorisce quanti siano propensi allo sviluppo economico, commerciale e sociale dell’intera comunità. Ben vengano quindi, per esempio, le scuole private che parificate alle pubbliche, avranno il primo dovere, mai espletato oggi da nessuna scuola pubblica e tanto meno privata, di instillare nel cittadino il senso critico, il senso dell’osservazione e soprattutto il rispetto del diritto (jus) e la responsabilità individuale; ben vengano quelle iniziative private volte al miglioramento culturale per una più profonda “virtù” dell’individuo. Ben vengano i progetti che invochino gli aiuti di stato se finalizzati ad opere di interesse nazionale e sovranazionale, nel rispetto però, della tradizione e delle culture.
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